Piazza Dante, Piazzale degli Alpini, Parcheggio la Fara, Piazza Risorgimento, Aree mercatali- Malpensata Stadio, Via P.Spino area mercatale, Vecchio Ospedale, Largo Gianandrea Gavazzeni; per  accennarne i più noti.

Riusciremo mai a farcene una ragione? La memoria storica di una città così bella e importante come Bergamo può lasciare spazio a tendenze ”modaiole”, ad “orpelli” e specchietti per le allodole? Ogni spazio racconta memorie recenti e del passato, perché cancellarle? 

Perché azzerare il patrimonio arboreo che reca ossigeno e basse temperature per uno sterile e finto Verde Urbano? Perché rinunciare a spazi verdi e terreni drenanti utili al controllo di eventi atmosferici? Perché non dare valore al nutrimento della mente dello stare all’ombra di un grande albero? Nulla può giustificare tale scempio e scelte dissennate se non la mera speculazione elettorale o imprenditoriale. Tutto viene cementificato e con demagogia  ricondotto alla gestione di una “mobilità sostenibile“ che guarda più ai portatori di interessi “mordi e fuggi” non curante di cittadini e loro necessità.  Una Città di B&B fuori controllo. A chi affitteranno? Abbiamo assistito a scelte radicali con tentativi vessatori di allontanamento dei cittadini dal centro senza tenere conto dei possibili rischi e conseguenti danni come la “desertificazione umana urbana” di Bergamaschi.

A quale scopo e per cosa? Per lasciare posto ad un turismo che non nutre amore e cura per la Città e scompare al primo soffio di vento? Aspetti e contenuti non contemplati nelle scelte di chi ha in consegna la tutela della città che opta per la quantità  azzerando la qualità. Promuovere politiche Green Deal in Città potrebbe significare la valorizzazione di contenuti propri del territorio stesso, in ciò che lo caratterizza come il lavoro, le tradizioni Bergamasche nella visione  moderna del futuro e non di cancellazione storica. Bergamo oggi dovrebbe non distruggere ma puntare sulla valorizzazione e rigenerazione attraverso lo strumento della “modernità” che non deve esprimersi necessariamente nella cementificazione o innalzamento di “muri e monumenti”. Ho dovuto accertare in qualità di cittadina residente che l’emergenza Covid e ora la pausa estiva non hanno allontanato le mani “taglienti” e le “ruspe” di questa Giunta Comunale e del Sig. Sindaco.  Sono in corso anche  le “sepolture” di nostri amati pezzi di storia e della memoria cittadina. L’abbattimento del distributore di Benzina costruito nel 38 e la sorte delle grandi piante vicine  preoccupa in molti. Che dire dei grandi alberi di Largo Belotti, a quale strage andranno incontro? Mi chiedo di cosa abbia bisogno la nostra Città che già non possegga?  I grandi alberi, piazze e stili architettonici della città, storiche aree mercatali di vivace e vera socialità.

Luoghi dove molti concittadini sono cresciuti, si sono innamorati, hanno accompagnato i propri nipoti e le famiglie ed ora non ci saranno più.

Credo personalmente che per avere “Cura” della nostra Bergamo bisogna prima ascoltare il “cuore” pulsante della città e dei suoi cittadini. Il rischio è snaturarla e sottrarre ossigeno vitale. Un ecosistema perfetto forgiato dal tempo dalla tempra dei bergamaschi, dove la modernità attraverso la tecnologia può coglierne aspetti profondi e valorizzarli. È necessario però avere un umile vedere, sentire e ascoltare per poterlo realizzare.

Il rischio è implementare aridità ambientale e dell’animo umano per lasciare la Città nelle mani di speculatori e “disperati” pronti a tutto in una terra che si deve oggi difendere dall’esteriorità e dall’uso improprio della povertà umana.

  Laura A. Marino

  Responsabile dipartimento provinciale ambiente di Forza Italia

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