di Laura A. Marino

L’argomento complesso trova la sua espressione nel significato intrinseco di “Cura” sull’onda mediatica, di modelli nei quali si sono declinati i vari significati nel tempo così come avvenuto per il termine Welfare. Configurato secondo applicazione e contesto e confinato a specifiche applicazioni (aziendale, di comunità etc.) con il rischio di snaturare il vero unico significato incontrovertibile della parola che in lingua italiana significa benessere e precisamente “qualsiasi iniziativa diretta a garantire la sicurezza e il benessere delle persone”.

Ma esiste il benessere senza “cura”?

La cura è da considerarsi la fase prodromica e creativa dello stato di benessere (OMS). Obiettivo è evitare che la teorizzata “cura” perda la propria genesi filosofica e la sua massima espressione nei postulati Etici della condotta originaria umana.

Ricordiamo al proposito le virtù cardinali di Platone: coraggio, saggezza, esperienza e serietà definite espressione solo del “bene” da Socrate. Attualissimi riferimenti di attenzione su coloro che hanno ispirato ampia discussione nel mondo medico, scientifico dei primi dell’800 fino ai giorni nostri come la bioetica testimonia. Così anche la “cura“ rappresentata dal mito greco di Igea e nell’agorà dei filosofi con pensieri talvolta al maschile.

Nei primi del Novecento il femminismo e negli anni 80 la “cura ” ha suscitato e sviluppato interesse di donne filosofi come Carol Gilligan (1982), Nel Nodding (1984) divenute capostipiti dell’interpretazione filosofica dell’etica della cura. Altre studiose come Virginia Held, Sara Ruddicke e non ultima, Joan Tronto con il loro sguardo, di donne, hanno approfondito alcuni concetti importanti sull’espressione del bisogno e la ricaduta del benessere nel contesto di una condotta morale. Sara Brotto “nell’etica della cura: introduzione“ ripropone il pensiero di queste autrici, oggi acquisito e condiviso.

Nel lavoro di queste studiose

“La condizione dell’essere con altri è la nostra destinazione di essere per altri”.
La condivisione e il reciproco riconoscimento sono le risultanti della relazione etica della cura. I nostri obiettivi dovrebbero percorrere la conoscenza “dell’etica della cura” su valori, virtù e le spiritualità per poi approdare nelle varie declinazioni di contesto funzionali, di metodo che tradurranno il benessere.

Oggi si parla di Etica e di cura in modo separato, senza conoscerne i gli intrecciati tratti somatici. Relegata alla pratica sanitaria viene confusa nel linguaggio comune con la terapia (azione definita un tempo determinato e conseguente ad uno stato patologico).

In realtà la Cura è di per sé rappresentazione etica universale che si esprime attraverso la condotta umana in tutti i contesti della vita di relazione con gli altri.

Possiamo ritenere che in questa visione si delinea un aspetto della storia dell’umanità dove le donne hanno avuto un ruolo importante. Ne deriva la necessità di formare e sviluppare sensibilità, conoscenza attraverso “l’etica della cura” per poi calare quest’ultima nella realtà dell’agire umano.

“Etica della cura” il “welfare= benessere” è dipendente e conseguenza.

La sua applicazione in tempi moderni non può pertanto escludere la formazione etica per approdare alla successiva contestualizzazione. La condivisione e il reciproco riconoscimento concorreranno universalmente a realizzarla.

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