Se dovessimo scegliere un articolo della nostra Costituzione più rappresentativo di questo 2020, probabilmente dovremmo scegliere l’Articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. In queste poche righe sono condensate tematiche che hanno infiammato i tanti dibattiti in televisione e sul web. Si pensi alla connessione tra il diritto dell’individuo e la collettività, sancita da una semplice armonica “e”, sostituita a tratti in questi ultimi mesi da una stridente “o”.

Basti pensare che fino al 1958 la salute e la cura della salute erano nelle mani del ministero dell’interno. La salute era una materia di ordine pubblico della quale dovevano occuparsi polizia e carabinieri. Progressivamente questa accezione collettiva ha ceduto il passo ad una sfumatura sempre più individuale nella quale viviamo oggi. Ci si è perciò sempre più dimenticato della salute come dovere privilegiandone perlopiù l’aspetto del diritto. Ho il diritto di fare quello che voglio del mio corpo fino a quando credo di stare bene, fregandomene delle più elementari norme di prevenzione, per poi pesare sulla collettività con cure costose?
Un altro tema riguarda l’ampiezza del concetto di salute. Oggi si sta infatti tornando a considerare l’intervento sanitario come cura della patologia clinica. La salute è invece un concetto da intendere in senso più ampio in modo da coinvolgere sia il corpo che la mente.

In Italia il 15,1% della popolazione fa uso di psicofarmaci almeno una volta all’anno ed il trend sembra essere cresciuto anche durante il lockdown. Si potrebbe poi menzionare lo stato di forte disagio psicologico che stanno affrontando tanti commercianti che, oltre a rimanere chiusi durante questo periodo, non sanno con certezza se riusciranno veramente a riprendersi dopo questo disastro, per non parlare dell’incremento tanto certo quanto poco quantificabile dei casi di violenza sulle donne. Tra tutti questi diritti alla salute, quale dovrebbe vincere sugli altri? E per quanto tempo?

Altro grande tema presente è la proibizione dell’obbligo al trattamento sanitario se non per disposizione di legge. L’attuale situazione di emergenza probabilmente avrà fatto capire ad una larga maggioranza di cittadinanza che la vaccinazione è una necessità per un ritorno alla “normalità”. Certamente la costituzione pone il principio della libertà in tema di trattamento sanitario quindi, così come è presente il diritto alla salute, è presente anche il diritto dell’individuo a rifiutare le cure. E se c’è in gioco l’interesse della collettività? Bisognerebbe forse orientarsi verso un obbligo vaccinale?

Anche alla luce delle imprevedibili reazioni nei pazienti questa sembra certamente un’ipotesi peregrina. D’altro canto è poco tollerabile una campagna di vaccinazione senza conoscere i dati correlati al vaccino o ai vaccini che verranno distribuiti. Tale diritto all’informazione non dovrebbe però mai essere slegato da valutazioni di tipo tecnico/scientifico. In tale situazione è compito della politica guidare i cittadini verso scelte più giuste e di buon senso. Sarebbe quindi auspicabile che anche i nostri rappresentanti, pur modulando il gesto secondo il proprio lessico politico, facessero la loro parte, magari vaccinandosi in diretta televisiva o sui social. Mai come oggi infatti, l’immagine vale molto più di tante parole.

Gabriele Taranto – Professore

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