L’Italia di “Volare”, di Domenico Modugno, è l’Italia del boom economico, dell’ottimismo e dello sviluppo. Molto di ciò che oggi possediamo, il nostro benessere, trova le sue radici nell’immenso lavoro svolto dalle generazioni dei nostri padri, che hanno creduto profondamente nel sistema Paese e nella possibilità di lasciare ai figli qualcosa in più e in meglio rispetto a ciò che loro stessi avevano trovato. Queste donne e questi uomini hanno saputo cogliere le opportunità createsi nel secondo dopoguerra dando la possibilità ad un’intera generazione di fare un salto di qualità nella direzione del benessere. L’intraprendenza della classe imprenditoriale ha sfidato la povertà investendo sulla crescita creando lavoro e stabilità. Il circolo virtuoso ha generato l’aumento dei consumi, la crescita del mercato interno e ancora nuovo sviluppo. Un meccanismo virtuoso fermo ormai da anni; fatichiamo a dare nuovo slancio all’economia in un sistema ingessato dall’oppressione burocratica e impoverito da un peso fiscale insostenibile. Emerge in modo evidente la difficoltà del nostro Paese ad affrontare, dal punto di vista culturale e normativo, le sfide poste dai cambiamenti dell’economia e dei modelli di sviluppo.

Anche in Italia si sente usare sempre più di frequente il termine Green Economy, ma cosa si intende per “economia verde”? Si tratta di un tipo di economia che prende in esame non solo la produzione, ma anche l’impatto che essa avrà sull’ambiente, un tipo di economia che, attraverso interventi del privato e finanziamenti pubblici, punti a diminuire le emissioni di CO2 conservando l’ecosistema e senza danneggiare la biodiversità. Possiamo dire quindi che con il termine Green Economy si intende un modello teorico di sviluppo economico che vede la crescita legata alla valutazione dell’impatto che le azioni umane hanno sull’ambiente. Tutto ciò, se declinato in un progetto realistico in equilibrio tra sostenibilità e produttività, apre le porte a scenari di sviluppo immensi e ancora tutti da scoprire. L’obiettivo è quello di innescare un meccanismo virtuoso che permetta di gestire al meglio le risorse, ottimizzando quanto più possibile la produzione e portando ad una crescita del PIL. L’ambiente inizia a faticare pericolosamente nel compito di sostenere l’impatto dell’uomo e, di conseguenza, quello che si dovrebbe perseguire è l’applicazione di un tipo di sviluppo sostenibile che porti il Paese a crescere con un minore impatto sugli equilibri dell’ecosistema.

L’incentivazione dell’economia verde, rinnovabile e pulita, permetterebbe anche la creazione di nuovi posti di lavoro nell’ambito delle energie rinnovabili, della bioarchitettura, del riciclo e di tanti altri settori connessi. Ciò sarà possibile scardinando vecchie logiche culturali e industriali per ottenere la trasformazione profonda dell’impianto produttivo e delle stesse logiche di mercato.  In Europa i primi della classe sono i paesi del nord come Germania, Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e Norvegia, che hanno trovato soluzioni industriali per trasformare i rifiuti in ricchezza ed energia. Con le moderne tecnologie, grazie ad un utilizzo massiccio di inceneritori di seconda generazione, anche noti come termovalorizzatori, quattro tonnellate di spazzatura sono in grado di sprigionare l’energia di una tonnellata di petrolio, di 1,5 tonnellate di carbone o di cinque tonnellate di legno.

Alla luce di ciò, diventa fondamentale delineare un’agenda che preveda massicci investimenti nella riconversione industriale, con linee guida dettate dalle moderne tecnologie, e da una visione di sviluppo che metta al centro i giovani, con il loro immenso potenziale innovatore, e l’equilibrio tra sviluppo e sostenibilità ambientale.

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Un pensiero su “Economia verde, non al verde”
  1. Bravo Simone argomento interessante e ben scritto ..analisi giusta ..l’ambiente e cosa preziosa che noi tutti dobbiamo salvaguardare altrimenti la natura si ribellerà e noi ne pagheremo le conseguenze …

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