Sono un Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Una delle professioni sanitarie che abitualmente si occupano di tutte quelle attività di prevenzione, verifica e controllo in materia di igiene e sicurezza ambientale nei luoghi di vita e di lavoro, di igiene degli alimenti e delle bevande, di igiene di sanità pubblica e veterinaria. Un lavoro che adoro!
Questo 2020 è iniziato per me con un carico di aspettative importanti. Mi aspettavo un anno pieno di emozioni e perché no… nuove soddisfazioni.
Un nuovo lavoro, un nuovo progetto personale, un nuovo impegno istituzionale.
Ho continuato a vivere la mia vita tranquillamente, sebbene la minaccia di questo nuovo virus aleggiava nell’aria; la Cina sembrava troppo lontana, nonostante le notizie fossero preoccupanti, la possibilità di un coinvolgimento italiano rimaneva un’ipotesi remota. La vita ha continuato a scorrere secondo i ritmi abituali fino a quando…
….fino a quando in tv viene data la notizia che anche in Italia è stato individuato il primo positivo e il mondo così per come lo conoscevamo ha cominciato a cambiare, in pochissimo tempo sia la sfera personale, ma soprattutto quella professionale hanno subito una metamorfosi inarrestabile.
L’aumento esponenziale del numero dei casi ha richiesto l’aiuto di tutti! È stato necessario rimboccarsi le maniche!
Oggi con la distanza temporale da quei tragici giorni posso serenamente dire … non ero pronta….
Il lavoro di gruppo è stata quasi certamente la salvezza, sicuramente essenziale nella riuscita, perché come recita un proverbio giapponese Una singola freccia si rompe facilmente, ma non dieci frecce tenute assieme. Ci siamo supportati a vicenda, condividendo oltre che le attività anche le forti emozioni che ci travolgevano: la rabbia, lo sconforto, la sensazione di impotenza, la commozione, ma anche la gioia nel dare qualche buona notizia.
Come dico ormai da mesi i miei colleghi sono diventati i miei congiunti, se escludiamo i servizi essenziali ho visto praticamente solo loro.
Tutto quello che ho vissuto rimarrà perennemente impresso nella mia mente. Di sicuro non riuscirò a dimenticare le storie delle persone che ho incontrato nel mio cammino in questi mesi. Ogni racconto è stato unico, come unica è la vita di ciascuno.
Uno episodio in particolare mi ha riempito il cuore di gioia, chiamiamo una signora per comunicarle che i suoi tamponi sono finalmente negativi, dall’altra parte del telefono si sente un urlo, a seguire tra i singhiozzi, questa volta di gioia, ci dice “adesso scusate ma corro a baciare mio marito” e continuiamo a sentire i festeggiamenti in diretta di una coppia, che a causa del virus, ha dovuto mantenere le distanze per un lungo periodo. È stato un momento di commozione forte per tutti noi.
Se penso ad oggi mi vengono in mente le parole dello scrittore italiano dei primi del novecento Leonida Repaci “Utta a fa juornu c’a notti è fatta”, l’aforisma va tradotto con Una notte che già contiene l’albore del giorno. L’affermazione di Repaci riporta quel lume di speranza per coloro che non vogliono arrendersi e che riescono ad essere consci che anche la notte più scura conserva le luci della nuova alba.

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